Sant'Anselmo tra
storia e leggenda

Di origini nobili, i De' Bandagi, nacque a Milano intorno al
1036. Fu dai genitori avviato agli studi, dimostratosi abile ed
ingegnoso oltre che umile e buono, fu condotto dallo zio Vescovo,
a Lucca. Qui giunto fu affidato a maestri di letteratura e
scienza. Anselmo si dimostrò subito versato nello studio e nella
dialettica tanto che i contemporanei ricorrevano a lui come ad un
oracolo. Fu consacrato sacerdote. In quegli anni (1061), vi era
in atto una lotta di potere tra La Chiesa e l'Impero. Dopo l'elezione
a Sommo Pontefice dello zio, Papa Alessandro II°, fu chiamato a
Roma. Continuò ad essere d'esempio contro il mal costume e la
simonia con i suoi scritti e con le parole. Dopo la morte del
papa Alessandro II°, gli abitanti di Lucca lo disegnarono subito
come degno successore al ruolo di Vescovo della città. Non se ne
conoscono le ragioni, ma Anselmo fu investito in tale veste dall'Imperatore
Enrico, prima ancora che questi si riconciliasse con il Papa.
Avendo saputo poi, del dispiacere causato al Papa Gregorio con
rimorso e dolore si ritirò per penitenza nel convento di
Polirone (S.Benedetto Po) ben risoluto a passarvi tutto il resto
della vita. Un ordine del Papa lo richiama all'ufficio Episcopale
e alla direzione di Matilde di Canossa. Egli doveva essere
insieme Vescovo di Lucca e consigliere della Contessa. Agli
applausi iniziali ricevuti seguirono furibondi crucifige, fu
costretto ad abbandonare Lucca dopo che avevano attentato alla
sua vita. La via dell'esilio lo portò a Mantova che da quel
momento fu sua dilettissima città e seconda patria. Segue la
Contessa Matilde fin sui campi di battaglia e si prodiga per
aiutare i deboli. Fu nominato legato Pontificio per la Lombardia.
Egli si sottopone al massacrante incarico con alacrità e con
zelo. Fa predicazioni, emette editti e scrive lettere, ai più
riottosi parla con tale vigore che vengono ridotti o all'assenso
o al silenzio. Mentre era intendo in tale opera, lo colse la
notizia della morte in esilio del Papa Gregorio. Fu tale il
dolore che da quel giorno desiderò intensamente di unirsi al
Pontefice. Dopo pochi mesi, logoro dalle fatiche, più che dall'età
cadde a Mantova con grande sfinimento. Mori il 18 marzo 1086.
Tutta la città partecipo al dolore. Il Santo aveva disposto che
il suo corpo fosse sepolto in umiltà nel Monastero di S.Benedetto.
Durante il funerale, dall'imponente corteo di Vescovi, prelati,
dignitari e popolo si levò alta la voce del Vescovo di Sutri,
Bonizzone a proclamare che Anselmo non doveva lasciare Mantova,
ma riposare per sempre in mezzo a quelli che l'avevano amato e
venerato come Santo. Con il grido: "Dio lo vuole!", tutto
il popolo approvò. La Contessa Matilde, allora, ordinò che la
salma fosse condotta in cattedrale, dove da nove secoli riposa.
Fu canonizzato l'anno successivo.
Il suo corpo esumato secoli dopo, fu trovato sorprendentemente
integro. E tale è ancora oggi. Le cronache d'epoca parlano di
ottanta miracoli operati per intercessione del Santo nei
cinquanta giorni successivi alla sua morte. Scrisse nel 1886 S.E.Mons.G.Sarto
allora Vescovo di Mantova e poi Papa con il nome di Pio X:
"Se in questa città avventurosa, ad Anselmo piacque il
soggiorno, piacque la tomba e l'altare ; se un segreto
presentimento ci rassicura che di noi lo prende un pensiero , che
un tenero affetto per noi lo riscalda , riguardando col suo
celestiale sorriso quanti gli sono devoti, implorerà certamente
per noi tutti quella benedizione che ci difenda ci conforti , ci
salvi."
Il testo è liberamente tratto da un
libretto edito dalla Curia Vescovile il 5 marzo 1931
la foto del corpo del Santo è stata scattata il 18-marzo1999
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