Chiesa della Madonna della Vittoria
via Fernelli - Mantova

La costruzione della chiesa si lega un episodio di intolleranza verso gli Ebrei: infatti per innalzarla fu demolita la casa del banchiere ebreo Daniele Norsa, preso di mira dalla popolazione per aver voluto togliere, con il consenso dell’autorità ecclesiastica,  un’immagine sacra dipinta sull’esterno della casa che il Norsa aveva regolarmente acquistato quando si era trasferito a Mantova da Villafranca.  A giustificazione dell’ordine di demolizione si addusse appunto l’intenzione di non provocare l’irritazione dei cristiani. A testimonianza di questo episodio, nella Basilica di S. Andrea è conservato un quadro (sotto), in origine nel refettorio dei frati cui era affidato il servizio religioso di S. Maria della Vittoria, che rappresenta S. Girolamo mentre offre alla Vergine seduta in trono con il bambino il modello della chiesetta. Accanto alla Vergine Santa Elisabetta  con San Giovanni, ai piedi del trono, un mesto gruppetto di ebrei riconoscibili dal “filugello giallo”, sopra il capo di Maria, due angeli reggono una targa che recita 'Debellata Haebraeorum Temeritate'. Nella decisione di erigere la chiesa votiva sulla casa del banchiere ebreo, grande rilievo ha il frate eremitano Girolamo Redini che godeva d’un forte ascendente sulla corte gonzaghesca, tanto che alcuni autori propongono d’identificare il Redini nel San Girolamo del quadro. Nel 1797, la chiesa fu sconsacrata dai francesi e da allora non fu più adibita a funzioni religiose. Nel 1877, il Genio Militare italiano divise l’interno in due piani e l’utilizzò come magazzino. Nel 1899 il piano superiore venne ceduto all’asilo Strozzi Valenti Gonzaga, che ancora lo detiene. Il piano inferiore, dopo varie utilizzazioni, fu sede di un laboratorio di verniciatura dal 1942 al 1986. Internamente l’edificio mantiene la suddivisione in due piani del 1877, al piano superiore è ancora possibile distinguere tre volte a crociera. Il piano inferiore è delimitato da un soffitto ligneo con mensole. La parete interna è ritmata da tre fornici incernierati da paraste decorate da candelabre. La parete di fronte alla porta d’ingresso, presenta ancora parti di una raffinata tappezzeria a finto cuoio cordovano ed è contro di essa che s’innalzava la pala della Madonna della Vittoria
 

Le Autorità intervenute per l'apertura del 18 marzo 2006

 Chiaventi (Ass.re Comune) , Orlandini (Ass.re Provincia),   Fontanili (Pres.te Provincia) 
Pedrazzoli
(Ass.re provincia)


dall'ingresso

 

le fornici decorate


a sx il quadro conservato oggi nella Basilica di Sant'Andrea
  il quadro conservato oggi nella Basilica di Sant'Andrea che raffigura S. Girolamo mentre offre alla Vergine seduta in trono con il bambino il modello della chiesetta

L'ambiente superiore della chiesa   è suddiviso in due sale  e dove sono stati effettuati i sondaggi che hanno rilevato la presenza dei decori sotto 9 strati di intonaci e pittura eseguiti fino ad oggi.
Sotto le immagini di  quanto è emerso dai sondaggi effettuati nella volta dei locali oggi adibiti a sala ricreativa dell'Asilo Strozzi

 

Una ricostruzione della parete d'altare con la Pala del Mantegna

La pala della Madonna della Vittoria, ordinata dal marchese Francesco II al pittore di corte Andrea Mantegna, per sciogliere il voto fatto durante la battaglia di Fornovo, fu eseguita in meno di un anno. Il 6 luglio, nel primo anniversario della vittoria del Gonzaga, la grandiosa opera (cm. 280X160), fu trasportata in processione dall’abitazione dell’artista alla nuova chiesa destinata ad accoglierla. Nel 1797, la pala fu trafugata in Francia ed è ora conservata al Museo del Louvre col titolo di Vergine col Bambino e sei Santi. 

 

foto scattate durante l'apertura curata dagli Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani il 18 marzo 2006

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