Vita della Beata Osanna Andreasi
di Roberta Ghirardini

Immagine della Beata 
in un quadro del XVI° secolo

Quadro cinquecentesco raffigurante la Beata che schiaccia il demonio conservato all'interno della casa

La veste e il cilicio usati 
dalla Beata Osanna



 dipinto
Raffigurazione della Beata conservata all'interno della casa

La Beata Osanna Andreasi nacque il 17gennaio 1449 a Carbonarola in provincia di Mantova. Cominciò ad avere le prime visioni a soli 6 anni: mentre passeggiava da sola sulla riva del Po a Carbonarola, le apparve un angelo che la esortò ad amare Dio e la sollevò nel cielo, fino a farle contemplare le gerarchie angeliche. Seguirono altri episodi estatici, durante i quali la giovane ebbe modo di incontrare Gesù Bambino, «Splendido e bianco più che neve», poi ancora lo stesso Bambino bagnato di sangue, immolatosi come agnello sacrificale sull’altare dell’intera umanità. La Beata Osanna si trasferì con ogni probabilità intorno al 1470, nell’attuale Via Frattini n. 9, allora Contrada di S.Lucia nel quartiere del Cervo al n°1919. La casa è ancora ammirabile in tutta la sua bellezza, e presenta «il motivo delle finestre incorniciate e non appoggiate a segnapiani », sorta di segno distintivo dell’architetto Luca Fancelli situata di fronte alla chiesa di S. Egidio. Nel 1480, la Beata scrisse una lettera al Marchese di Mantova Federico I° riguardante la donazione di una veste ad una povera vedova. Iniziava così il suo proficuo rapporto di collaborazione con i Gonzaga, che la portò a divenire una delle figure di spicco della spiritualità dell’epoca. Osanna Vinte le resistenze dei genitori che avrebbero voluto vederla sposa, nel 1463 vesti l’abito delle Terziarie di S. Domenico. Manifestò sempre un ammirazione particolare verso Santa Caterina da Siena e Frate Girolamo Savonarola, simboli di abnegazione ed intransigenza morale; nel frattempo la giovane non smetteva mai di mortificare la propria carne con il flagello, il digiuno e le veglie. Nel 1467 Osanna durante una visione potè bere il sangue dal costato aperto di Gesù, spazio fruibile e aperto ai mistici, e nello stesso anno Cristo la sposò ponendole l’anello al dito, sigillo di amore eterno invisibile agli altri. Nel 1477 le sue mani, il costato, i piedi e la fronte vennero segnati dalle stigmate, comparse miracolosamente come «ferita d’amore» segnate dal «talamo divino»; allora i Gonzaga cominciarono ad interessarsi a questa donna straordinaria, tanto che Federico I° le affidò la moglie Margherita di Baviera e i figli in sua assenza, e la buona suora fu anche in grado di predire a Margherita la morte che l’avrebbe colta nel 1479. Francesco Il, successore di Federico e marito dì Isabella d’Este, tenne uno stretto rapporto epistolare con Osanna, poiché quest’ultima lo supplicava sovente di aiutare povere vedove, fanciulle senza dote, condannati e prigionieri. I suoi miracoli si susseguirono: salvò una barca nel Po dal naufragio; munse latte da una capretta che non aveva mai partorito; fu vista a Gerusalemme da due frati Francescani (dono dell’ubiquità, topos così frequente in agiografia) e risanò uomini afflitti da varie malattie, anche in punto di morte. Dotata di facoltà profetiche, protesse con le sue preghiere il Marchese Francesco nella battaglia di Fornovo del 1495, predisse la sconfitta di Cesare Borgia e neI 1500 la nascita del tanto sospirato primo figlio maschio a Isabella d’Este: Federico Il, «figliolo d’orazione»; parlò anche di un flagello che avrebbe colpito l’Italia corrotta e disinibita, profetizzando forse il sacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi nel 1527. Raggiunse infine l’amato sposo Gesù il 18 giugno del 1505, circondata dall’affetto dei Gonzaga e dei Mantovani. Tutti i religiosi parteciparono alla cerimonia funebre, e mentre la salma veniva trasportata su un catafalco circondato da ceri bianchi, la folla la venerava come una santa. Molteplici miracoli di guarigione si susseguirono anche dopo la sua morte, finché Papa Leone X nel 1515 ne autorizzò il culto, promosso e incentivato dalla Marchesa Isabella durante il suo viaggio a Roma.Nel 1689 Mantova venne minacciata da un’inondazione del Po, e in tal frangente il corpo della Beata Osanna venne portato in processione per le vie della città; poco dopo il livello delle acque si abbassò, e i Mantovani gridarono al miracolo. La salma trovò riposo dapprima nella chiesa di S. Domenico, in una cappella ricolma di ex voto, tra cui anche una testa in argento fatta forgiare dalla Marchesa Isabella, dopo che grazie alle preghiere rivolte a Osanna ella era guarita dall’emicrania; poi nel 1813 il corpo venne trasferito nella Cattedrale di Mantova, in una cappella a sinistra dell’altare maggiore, ove tuttora riposa.In una lettera del 1871 presente nell’archivio del Vescovado scritta dal Marchese Rolando Dalla Valle si attesta che una commissione di medici e farmacisti aveva rilevato il perfetto stato di conservazione del corpo di Osanna, e anche ai giorni nostri suddetta salma appare in ottime condizioni.

 

 

Tratto da un articolo de "La Reggia" a firma: Roberta Ghirardini
Il sepolcro della Beata viene aperto ogni anno in occasione dell'anniversario della morte il 18 giugno e nella giornata dedicata ai Defunti il 2 novembre. La festa ufficiale viene celebrata dalla Chiesa il giorno 20 giugno.

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